“Classic Rock… Today!” di Paolo Tolu. Puntata #7. Le proposte recenti in arrivo dalle multiformi contaminazioni del rock: hard e prog, psyco e garage, blues e folk… Turn it up!!! Su Spotify

Paolo Tolu

Torna l’appuntamento con la playlist mensile di Paolo Tolu

I MOLYBARON sono un singolare incrocio geografico tra la Dublino del cantante e la Parigi del chitarrista. Col secondo disco (album del mese dell’autorevole rivista “Rock Hard”) continuano a proporre un robusto prog metal in cui si alternano arditi cambi di ritmo e intensità.

GIANCANE, in giro già da una decina di anni, è salito agli onori delle cronache musicali soprattutto di recente, grazie alla sigla della serie di Zerocalcare. Non era nuovo alla collaborazione col fumettista toscano (basta rispolverare il video di “Ipocondria”). “Strappati lungo i bordi” è l’inno degli incompresi.

Gli inglesi PINEAPPLE THIEF da oltre vent’anni hanno pochi rivali in ambito prog, e da qualche tempo con l’ingresso del batterista Gavin Harrison (già in Porcupine Tree e King Crimson, poca roba) hanno aggiunto una nuova freccia al loro arco. Nel recente live in studio ripropongono gran parte di “Version of the Truth” (2020), ma non solo. È una buona occasione per scoprirli o per riascoltarli: la scelta di un unico pezzo non è facile. 

Punk puro dagli AMYL AND THE SNIFFERS, da Melbourne, con una voce solista femminile. Col primo album si erano avvicinati alla top 20 del loro paese e poco altro, ma col secondo uscito a settembre in Australia hanno sfiorato la vetta e nel Regno Unito e in Germania la Top 20. Questo brano non è tra i primi singoli, ma l’ho scelto perché mi ricorda la Patti Smith più arrabbiata, quella dei primi anni.

Più classico di così non si può: è una cover di Bob Dylan il brano scelto dall’ultimo album di BOB CORRITORE, partito da Chicago e di stanza in Arizona. Si può sorridere al nome, ma nell’area del blues elettrico è un armonicista, produttore e conduttore radiofonico di lungo corso. Nel suo genere ha fatto incetta di premi e riconoscimenti (tra cui una nomination ai Grammy di una ventina di anni fa).

Uscita recentissima, quella di GRAND DRIFTER, e in qualche modo giochiamo in casa, visto che si tratta del progetto di un acquese, Andrea Calvo, giunto dopo tre anni alla sua seconda prova, “Only Child”. Questo brano ci riporta alle sonorità di un certo pop acustico anni ’80, soprattutto scozzese (Lloyd Cole, Aztec Camera…).

ANDREW W.K., dal Michigan, ha vissuto il suo momento di gloria una ventina di anni fa con “Party Hard”, top 20 in Gran Bretagna. Poi ha proseguito con meno clamori la sua carriera di musicista e attore, concedendosi anche la bizzarria di un record mondiale di 24 ore consecutive alla batteria. Nel suo sesto album, pubblicato dopo l’estate, suona tutti gli strumenti. “I Made It” è un piacevole brano di hard rock dai toni epici.

NE TRAVAILLEZ JAMAIS sono un collettivo napoletano autori di una musica sofisticata di difficile classificazione, oscillando tra il jazz e l’hard core. Ne è un esempio illuminante il singolo “Lavore lavore”, uscito da poche settimane, uno strumentale che inizia con toni pacati e sfocia progressivamente in una rabbiosa esplosione chitarristica. Il video chiarisce i contenuti nascosti dietro il titolo: è una denuncia delle difficili condizioni di lavoro imposte ai rider.

BIG DADDY WILSON è un bluesman di quelli di una volta, essendo partito dalle piantagioni del North Carolina una sessantina di anni fa. In seguito ai doveri militari, alla fine si è accasato nella vecchia Europa e da un paio di decenni si è dedicato alla sua musica, guadagnando con costanza e dedizione sempre più visibilità. Tra sacro e profano, è sempre molto legato alla radici del genere, ma questo brano è un episodio a parte, grazie ad una versione remix che ne modernizza le sonorità.

Concediamoci una delle rare pause dal nostro guitar-sound, dando spazio ai PLANET OPAL, un duo italiano di musica elettronica nato tre anni fa durante una vacanza in un paesino della Corsica, quel Cartalavonu che dà il titolo all’album appena pubblicato. Questo brano ne rappresenta il momento più leggero ed è dedicato alla loro padrona di casa.

I giorni di gloria sono molto lontani per gli L.A. GUNS, le cui origini s’intrecciano con quelle dei Guns ‘n’ Roses e la cui storia si è snodata attraverso contorti avvicendamenti. L’ultimo album è molto discontinuo, ma “Let You Down” è tra i pochi episodi che spiccano per ispirazione.

Gli svedesi ECLIPSE da una dozzina di anni una garanzia di solido hard melodico, approdano al loro ottavo album, quasi tutti per l’etichetta italiana Frontiers. “Poison Inside My Heart”, è il brano più orecchiabile di “Wired”, con i suoi richiami ai cori dei Def Leppard. Basta un ascolto per non toglierselo più dalla testa.

Nel rock oltre mezzo secolo di attività continuativa in pochi se li son potuti permettere, ma gli HAWKWIND sono ancora qui, con il loro bagaglio di 34 album in studio in perenne oscillazione tra psichedelia e hard rock. “Somnia” offre come sempre un caleidoscopio articolato di suoni.

Mettiamoci in viaggio nel profondissimo sud degli States, con la chitarra essenziale di CHRIS GILL e un blues che sembra uscito da un crocicchio di strade perse tra campi sconfinati.

Infine un altro passo nella storia del rock: i NEKTAR, band inglese trapiantata in Germania a fine anni ’60, in ambito prog non hanno avuto la stessa costanza degli Hawkwind, ma sono tornati di recente con un paio di componenti fondatori. E soprattutto in questo brano si può anche riascoltare la chitarra del leader Roye Albrighton, scomparso nel 2016.

Ed ora possiamo ascoltarci la nuova playlist di Paolo Tolu tutta d’un fiato….

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