“Classic Rock… Today!” di Paolo Tolu. Puntata #8. Le proposte recenti in arrivo dalle multiformi contaminazioni del rock: hard e prog, psyco e garage, blues e folk… Turn it up!!! Su Spotify

Il finlandese Sami Yaffa come bassista ha vissuto in prima fila pagine ingombranti della storia del rock: gli Hanoi Rocks nella prima metà degli anni ’80, le New York Dolls nel nuovo millennio. Tra gli altri progetti attualmente in corso, ha trovato anche tempo per la sua prova solista. Segnalo solo che il suono conciliante di questo brano d’impronta dylaniana ha ben poco a che fare con il resto dell’album, che è molto più abrasivo, in bilico tra punk e reggae.

Non cerchiamo l’impronta dei Blur nel nuovo album solista del leader Damon Albarn. Mentre il gruppo principale è in pausa quasi assoluta da sei anni, Albarn si è ritagliato questo suo spazio a ruota degli altri progetti degli ultimi anni (i soliti Gorillaz e i redivivi The Good, the Bad & the Queen, supergruppo con l’ex Clash Paul Simonon e l’ex Verve Simon Tong). “The Nearer the Fountain, More Pure the Stream Flows” è ricco di atmosfere dilatate, silenzi, suoni estratti dalla natura, esperimenti… proprio come l’Islanda, nuova patria adottiva di Albarn.

Pochi maniaci del rock si ricorderanno chi sia mai Jim Peterick, ma per orientarsi basta rispolverare la “Eye of the Tiger” di stalloniana memoria: dei Survivor il polistrumentista Peterick è stato fondatore e coautore. Senza più l’assillo di raggiungere le zone alte delle classifiche, da allora si è impegnato in molti progetti all’insegna di un AOR impeccabile. L’ultimo, un paio di mesi fa, lo ha visto comporre sedici brani per una serie di voci rock al femminile: “Tigress”, un titolo che ha l’aria di essere tutt’altro che casuale. Nella title track i maniaci di cui sopra ritroveranno la vocalist dei Chastain anni ’90.

Non è di scontata assimilazione, ma la musica dei riminesi Cucineremo Ciambelle emana un buon profumo. Appena arrivati al secondo album, propongono un rock alternativo d’autore, ricco di strutture ritmiche complesse, ma anche di frammenti di ispirazione quasi prog e spunti di alto lirismo, come in questa “Mimi”.

St. Vincent è una creativa dell’indie rock, suona di tutto e si scrive i suoi pezzi. Di medaglie ne ha già parecchie nel cassetto: sette album, di cui uno insieme a David Byrne dei Talking Heads; due Grammy Award vinti; nel 2021 un singolo in duetto con Paul McCartney. “At the Holiday Party” regala frammenti di Joni Mitchell e Macy Gray, soul e fiati da brivido, da ascoltare prima di spegnere la luce.

Gli Enuff Z’Nuff di Chicago hanno vissuto il loro migliore e irripetibile momento tra fine anni ’80 e inizio ’90, come tanti altri loro coetanei esponenti del metal melodico. Dopo aver perso per strada, tra defezioni e tragedie, i loro pezzi migliori, per riprendere a galleggiare si affidano al bassista fondatore e a un album di cover dei Beatles.

Qualche minuto di relax con i War on Drugs, indie band di Filadelfia, con un’eco vocale dylaniana. Già vincitori in passato di un Grammy Award come miglior album rock, in questo autunno è uscita la loro quinta prova. Ne sono già usciti tre singoli, ma a me piace di più questo brano che chiude l’album.

È ormai risaputo che sia Joe Bonamassa l’erede della grande tradizione dei chitarristi blues-rock. Oltre alla sua smisurata tecnica e passione, va a suo merito anche l’incapacità di risparmiarsi: in poco più di un ventennio ha dato alle stampe 16 album solisti, una decina di progetti collaterali di ogni tipo e una ventina di live sotto varie firme.

Fa un certo effetto trovare insieme sul palco (per un album tributo al bluesman Jimmy Reed) Ron Wood e Mick Taylor, cioè i chitarristi dei Rolling Stones che si sono succeduti a sostituire Brian Jones: Taylor nel ’69, Wood nel ’74. Se aggiungiamo poi che in questo brano figura come ospite Paul Weller, allora il menù è completo.

Con l’album di Fabrizio Poggi ed Enrico Pesce giochiamo quasi in casa: Poggi, armonicista blues, è di Voghera, ma è negli Stati Uniti delle radici che trova il suo ambiente ideale. Apprezzato a livello internazionale, pochi anni fa ha anche provato il brivido di una nomination ai Grammy Award, in una rosa di cui facevano parte i Rolling Stones. Anche l’acquese Pesce col suo pianoforte si è sbizzarrito di qua e di là dell’oceano; il suo è un percorso più vicino alla musica classica, ma gli steccati tra i generi non sono mai stati un suo problema. In questo brano alla voce anche Sharon White, corista di Eric Clapton.

Musica d’autore d’alto livello con Mannarino, romano che da una dozzina d’anni fa incetta di presenze in classifica, dischi d’oro e di platino, riconoscimenti di settore (Targa Tenco, Premi Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Gabriella Ferri, Amnesty International), sigle televisive nazionali, un libro dell’Arcana a lui dedicato, collaborazioni di lusso con attori o presentatori come Ascanio Celestini, David Riondino, Serena Dandini… (che ignorante, manco lo conoscevo…). Il quinto album, registrato tra America Latina, Stati Uniti e Roma, sciorina ritmi latini e africani. Più riflessivo e disincantato questo “Luna”.

Non dobbiamo aspettarci nient’altro che puro divertimento dagli svedesi Crazy Lixx, ormai per loro otto album di hard rock melodico. I Def Leppard sembrano il loro punto di riferimento principale.

Sono svedesi anche i Katatonia, in attività da una ventina di anni, con un percorso creativo che dall’alternative metal li ha portati ad assimilare elementi di prog ed elettronica. Anche loro sono rimasti fregati dall’arrivo del covid, avendo nei primi mesi del 2020 un nuovo album in uscita, tra l’altro dopo uno stop programmato dell’attività durato qualche anno. In attesa di riprendere il lavoro a pieno ritmo, in autunno sono usciti con una raccolta di rarità e b-side. Così hanno recuperato questo brano, nascosto in un EP di una quindicina di anni fa.

Joseph and the Velozians propone un sano r’n’b in cui il suono antico dell’organo Hammond torna a vibrare, insieme a una robusta chitarra. Il leader Joseph Veloz è però un bassista, da qualche decennio onesto comprimario di tanti nomi del blues americano.

Viaggio nella psichedelia con un’altra interessante realtà italiana, gli Ananda Mida. “Pilot” era il brano di apertura del secondo album (2019), riproposto in una versione dal vivo su un EP uscito qualche mese fa.

Ed ora, se volete ascoltare tutta d’un fiato la playlist “Classic Rock… Today!” di Paolo Tolu. Puntata #8, la trovate proprio qui.

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