“Classic Rock… Today!” di Paolo Tolu. Puntata #10

Le proposte recenti in arrivo dalle multiformi contaminazioni del rock: hard e prog, psyco e garage, blues e folk… Turn it up!!! Su Spotify.

Trovate questo mixer e avrete in un sol colpo le impronte digitali e il DNA di Paolo Tolu

E’ finalmente arrivata la nuova playlist di Paolo Tolu. 15 tracce da ascoltare tutte con il massimo dell’attenzione! Lasciamo il “microfono” a Paolo:

Quando capita, mai rinunciare a una tappa rigenerante nel sud degli States. I Georgia Thunderbolts nel curriculum avevano solo un EP, che però ha lasciato un segno abbastanza profondo da spingere a tamburellare con le dita in attesa del nuovo album. Questo pezzo invita a godersi il resto di “Can We Get a Witness”, oltre che andare a rispolverare qualche vecchio album dei Lynyrd Skynyrd. Georgia Thunderbolts – Looking for a Friend (2021)

Zoom, dal Michigan è una vocalist nera, “importante” ma senza complessi. Negli anni ’90 ha girato in lungo e in largo negli States, salendo sui palchi dei Chicago Blues Tours insieme ai grandi della musica nera. Poi per una ventina d’anni ha lasciato tutto da parte per dedicarsi alla famiglia, tornando infine con un nuovo album affiancata dal chitarrista olandese Shawn Kellerman. Il disco viaggia deciso tra funky e rock blues classico, a dominare su tutto la sua voce aggressiva e la chitarra energica del compagno di viaggio. Stanca di odio? Eh, cara Zoom… Zoom with Shawn Kellerman – Tired of the Hate (2021)

Perché privarsi del piacere di stringere la mano a Maurizio Carucci, che si può raggiungere con una gita fuori porta? Il leader dei genovesi Ex-Otago (a Sanremo nel 2019) vive in Val Borbera, dove ha fondato un’azienda agricola in mezzo ai boschi e dove organizza d’estate un piccolo festival di sana gastronomia e ancor più sana musica. È appena uscito il suo primo album solista. I testi hanno sempre spessore, le sonorità spesso la leggerezza del pop (“Sto bene”) o della dance (il singolo “Paura”), qui invece è più minimale e quindi mi piace di più. Maurizio Carucci – Silenzio (2022)

Atmosfere rarefatte per i Notwist, duo tedesco che da una trentina d’anni ha oscillato paurosamente tra il punk-metal degli inizi e le successive virate per il rock sperimentale, in grado comunque di concedersi spesso a un electropop sofisticato. I più attenti possono ricordare loro tracce in colonne sonore di importanti film italiani: “Tu la conosci Claudia?” di Aldo Giovanni e Giacomo (2004) e “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino (2006). Il loro ultimo album ha interrotto una lunga pausa e ha già più di un anno, ma l’ho scoperto solo di recente. The Notwist – Sans Soleil (2021)

Primo album per Prim, nome d’arte di Irene Pignatti e della sua band. Irene è una giovanissima modenese, compone musica e testi in inglese, oltre a cantare suona chitarre e tastiere. Il suo è un gradevole pop folk quasi completamente acustico, delicato, leggero leggero. Prim – Thanatophobia (2022)

Slash, nonostante la ripresa dell’attività con i Gun n’ Roses dell’ultimo lustro(per ora con esiti discografici quasi nulli), non ha mai abbandonato il progetto con il cantante Myles Kennedy, operativo da un decennio e arrivato ora al quarto album, come al solito rozzo e senza fronzoli. Inizialmente ero attirato dalla leggerezza di “Fill My World” (potenziale singolo dorato per i Guns n’ Roses dei bei tempi, o anche per i Van Halen versione Sammy Hagar) ma poi mi ha catturato l’energia di questo brano. Slash feat. Myles Kennedy – Call of the Dogs (2021)

Ce ne vuole per ricordarsi che Gary Louris è uno dei leader storici dei Jayhawks, gruppo seminale dell’alternative country, con una certa notorietà nei primi anni ’90. Il gruppo base è rimasto attivo con una discreta continuità, ma Louris si è impegnato anche in vari altri progetti, con qualche sporadica puntata solista. Il disco uscito nei mesi scorsi ha una forte impronta beatlesiana e ci regala un po’ di leggerezza, in questo caso con un songwriting vicino a George Harrison. Gary Louris – Almost Home (2021)

I Brothers in Law sono emersi negli anni ’10 da quel ricco crogiuolo alternative che è stata la Pesaro del periodo, caratterizzato da sonorità post-punk vicine ai Jesus & Mary Chain e alla scena dream-pop: chitarre distorte in feed back, atmosfere eteree, testi introspettivi. Un paio di album e poi la tragedia improvvisa che si è portato via il batterista. A due anni di distanza, il gruppo ritorna con un brano a lui dedicato. Brothers in Law – A Song for You (2022)

Lana Lane, molto attiva tra metà anni ’90 e inizio anni ’10, ci ha messo un decennio per arrivare ad un nuovo album. Suo marito Erik Norlander è stato a lungo tastierista degli Asia di John Payne, e i due lavorano a stretto contatto. “Neptune Blue” è un album di rock melodico ben confezionato, ma questo brano ha una marcia in più. Lane Lane – Bring It on Home (2022)

Più essenziale di così non si può. Il nuovo album di Shawn Amos lo vede protagonista assoluto di un blues scarno, composto da cover di classici ridotti all’osso: oltre alla voce e all’armonica si può ascoltare solo una chitarra (per metà album distorta e ruvida, per l’altra acustica e lieve). Dopo una pausa di un decennio in cui ha lavorato soprattutto dietro le quinte, negli ultimi anni Amos ha intensificato la sua produzione musicale in prima persona, arrivando anche a discreti successi nelle classifiche del genere. Per gli intenditori, è figlio di Shirl-ee May, cantante soul da top 10 nei primi ’60. The Reverend Shawn Amos – Goin’ to the Church (2021)

Nel duo americano Sufjan Stevens / Angelo De Augustine il punto di forza è sicuramente il primo: Stevens proviene dal folk ed è già titolare di una decina di album (con qualche notevole exploit commerciale) e di una candidatura all’oscar. “A Beginner’s Mind”, l’album collaborativo uscito qualche mese fa, è nato in una capanna nello stato di New York, dove i due hanno trovato rifugio e ispirazione. Questo brano è l’unico con un arrangiamento più corposo, rispetto all’essenzialità acustica del resto. Sufjan Stevens – Angelo De Augustine – Back to Oz (2021)

Qui sembrano gli Aerosmith più balordi, in altri pezzi i Led Zeppelin più sanguigni, ma arrivano da dietro l’angolo. Gli Small Jackets di Cesenatico fanno scricchiolare le assi del palco da quasi una ventina d’anni e sotto Natale è uscito il quinto album, dopo un silenzio durato otto anni. Hard rock arrabbiato e robusto, solo nell’ultimo brano si concedono una pausa. Small Jackets – Breakin’ the Line (2021)

Gli Idles, da Bristol, sono una delle frontiere più accreditate del nuovo rock. Dal 2017 hanno già snocciolato quattro album di non facile ascoltabilità e di contenuti spesso scomodi. nonostante questo, nel Regno Unito regolarmente si fanno largo nelle posizioni più alte delle classifiche, con posizioni non trascurabili anche in US. L’ultimo è uscito a novembre, questo è il primo singolo, ed è il meno ostico del lotto. “Se mi vedi in ginocchio, per favore, non pensare che io prego”. Idles – The Beachland Ballroom (2021)

I Praying Mantis fanno un po’ parte dei grandi sfigati del metal. Avevano precorso la ricca ondata inglese di inizio ‘80, sfruttandone poi la scia con un primo album da top 20. Per il resto si sono barcamenati tra problemi contrattuali, scioglimenti e continui cambi di formazione. Da ricordare episodi sfortunati come l’incisione di “I Surrender” (scippata dai “Rainbow”, che ne fecero un successo mondiale), e altri più memorabili (un live con Paul Di Anno e Dennis Stratton, Iron Maiden della prima ora). Sono tornati con un hard melodico di facile ascolto. Praying Mantis – Long Time Coming (2021)

Finiamo alla grande con un pezzone prog, lungo oltre la media di queste mie playlist: quasi otto minuti, ma non c’è pericolo di stare fermi. Il tastierista francese Vivien Lalu spunta una volta ogni dieci anni con questo progetto che prende il nome dal suo cognome. Il brano dà il titolo al recentissimo album ed è la sua versione strumentale, per altro disponibile solo come bonus. Ma è valorizzata da una superba prova della sezione ritmica, affidata a due giganti del settore (l’elenco delle loro collaborazioni esaurirebbe tutto lo spazio a disposizione): Tony Franklin al basso e soprattutto un Simon Phillips in grande spolvero alla batteria. Da provare. Lalu – Paint the Sky (2022)

Ed ora, per ascoltare un’ora di grande rock selezionato da Paolo Tolu, premete play qua sotto. “Classic Rock… Today!” di Paolo Tolu. Puntata #10. Le proposte recenti in arrivo dalle multiformi contaminazioni del rock: hard e prog, psyco e garage, blues e folk… Turn it up!!!

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